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martedì 10 giugno 2025

Il teatro delle opportunità: successo per "Fili invisibili"

Nel pomeriggio del 5 giugno 2025 gli allievi del Teatro delle Opportunità del Liceo Artistico “B. Alfieri” e dell’ IPSC “Q. Sella”, hanno proposto nell’Aula Magna dell’I.I.S. Alfieri la performance “Fili invisibili: storie di legami che uniscono e dividono”. L’evento nasce a conclusione di un percorso annuale, spiega la Dirigente Maria Stella Perrone, nell’ambito delle azioni promosse dall’I.I.S. “V. Alfieri” mirate a favorire il benessere degli studenti a scuola.

Il progetto “Teatralmente insieme: il teatro delle opportunità” si è posto come punto di partenza la creazione di un gruppo sentito come fondamento indispensabile per compiere un percorso anche individuale. E’ all’interno di questo gruppo che i ragazzi hanno percepito di potere ciò che sembrava loro impossibile, di ricordare ciò che l’emozione spesso impediva di recuperare, di mostrare ciò che li rende unici ma anche incredibilmente affini a chi li guarda e li ascolta. Una “magia” che, sperimentata una volta, potranno riprodurre in momenti e contesti diversi, grazie alla consapevolezza della propria dimensione personale e sociale.

Il gruppo ha compiuto un percorso che ha visto susseguirsi attività di improvvisazione, scrittura creativa e training attoriale, arrivando a sperimentare la registrazione delle voci nello studio di cui la scuola è dotata. Il successo del percorso e dello spettacolo è il risultato di una sinergia di docenti e personale scolastico che con passione e professionalità hanno contribuito a far vivere ai ragazzi un’esperienza unica.

Si ringrazia la Dirigente Maria Stella Perrone, il DSGA Dott.ssa Mariateresa Di Matteo, il prof. Andrea Passarino, il tecnico Giuseppe Tripaldi, l’attrice Federica Tripodi e i collaboratori scolastici.

Il pubblico ha assistito con intensa partecipazione e profonda attenzione allo spettacolo e gli allievi hanno ricevuto le lodi sentite e sincere delle registe insegnanti per la loro presenza attenta e sensibile, il che ha reso l’evento ancor più speciale. 

I giovani protagonisti del Teatro delle Opportunità sono Safaa Sammad, Sara El Mohtadi, Sveva Oliosi, Elisabetta Di Bisceglie, Asia Bertucci, Giada Italiano, Matilde Bosco, Greta Campisi, Cecilia Pregno, Pietro Gallo, Letizia Cocito, Mariaelena Aliberti, Martina Gampà, Amelia Briccarello, Mia Vincis, Valentina Melillo, Ryan Ruggero, Anna Reynoud, Ginevra Morando.



A cura delle docenti Ilaria Guidotti e Monica Gatti

mercoledì 8 febbraio 2023

Gli studenti dell'artistico allo Spazio KOR per la giornata mondiale contro il bullismo

Questa mattina gli allievi di 1A e 2D del Liceo Artistico “B. Alfieri”, in rappresentanza dell’I.I.S. V. Alfieri e della Dirigente Maria Stella Perrone, hanno assistito con intensa partecipazione e profonda attenzione allo spettacolo “Sono solo nella stanza accanto”, proposta di assoluto rilievo e valore del Progetto Teatro Scuola Comune di Asti per la giornata mondiale contro il bullismo. 

Sul palco, due giovani attori hanno interpretato in modo straordinario due gamer adolescenti che durante i loro incontri virtuali iniziano a sospettare che un
loro compagno di gioco on line, assente da qualche giorno, sia il ragazzo suicida di cui parlano tutti i media.

Il dubbio fa precipitare i due ragazzi in un vortice da cui emergono solo confessando bugie, paure, desideri e segreti indicibili ma anche scoprendo un contatto più intimo e diretto con l’altro, pur non essendosi mai visti, protetti dagli avatar e da un mondo virtuale che si rivela mostruosamente simile a quello reale.

I due attori hanno saputo lasciare un segno nei loro giovani spettatori creando momenti di grande impatto emotivo che hanno permesso a noi tutti, allievi e insegnanti, di sentirci completamente immersi nella storia raccontata e coinvolti con il cuore e con la mente. Intenso e commovente, in particolare, è stato il momento del talk successivo alla rappresentazione, in cui gli attori hanno raccontato la nascita dello spettacolo ed in cui è intervenuta la sorella di Michele Ruffino, dalla cui tragica storia lo spettacolo è stato ispirato. 

Jessica si è rivolta ai nostri ragazzi incitandoli a valorizzare le loro meravigliose unicità e a non dimenticare mai che uno degli strumenti più forti ed efficaci per affrontare il bullismo è la parola: “Parlate, parlate, parlate!” ha detto Jessica ai nostri giovani allievi che la ascoltavano attenti e con gli occhi lucidi per le tante emozioni provate.

Così la nostra Safaa, allieva della classe 1A, è riuscita ad esprimere con parole coraggiose la sua esperienza. Le sue riflessioni hanno toccato profondamente tutti, hanno creato un momento di intensa vicinanza e fatto nascere un legame speciale tra noi che eravamo lì ad ascoltarla commossi.

Dopo lo spettacolo, gli allievi hanno ricevuto le lodi sentite e sincere di regista e organizzatori per la loro presenza attenta, sensibile e rispettosa che ha reso l’evento di oggi ancor più speciale e da ricordare.

a cura della prof.ssa Monica Gatti

giovedì 6 ottobre 2022

INAUGURAZIONE DELL’ANNO SCOLASTICO 2022/23 AL TEATRO ALFIERI DI TORINO

Questa mattina, 6 ottobre 2022, un gruppo di allievi del Liceo Artistico “B. Alfieri”, in rappresentanza dell’I.I.S. "V. Alfieri" e della Dirigente Maria Stella Perrone, accompagnato dalle docenti Iolanda Rega e Monica Gatti, ha assistito con intensa partecipazione all’evento musicale di inaugurazione dell’anno scolastico 2022/2023.

Lo spettacolo si è svolto al Teatro Alfieri di Torino ed è stato organizzato dall’ Ufficio Scolastico Regionale per il Piemonte, a cui afferisce la rete “La musica del corpo, della mente e del cuore”.

Sul palco, a momenti di elevato valore artistico si sono alternati momenti di forte valenza sociale e di riflessioni sul mondo della scuola. Intenso e commovente, in particolare, è stato l’intervento dei docenti della scuola ospedaliera che hanno sottolineato l’insostituibile ruolo della scuola per tutti quei ragazzi che devono spostarsi in altre regioni per ricevere cure adeguate.

I nostri ragazzi hanno poi applaudito con entusiasmo le esibizioni dell’Ensemble Futura e del Coro delle Mani Bianche, gruppo di orchestrali e coristi che cantano con la gestosemiografia nella Lingua Italiana dei Segni, e ammirato la performance dei ballerini dei Licei coreutici aderenti alla rete.

Sono state molto apprezzate l’esecuzione dei brani “Sweet Dreams” degli Eurythmics,“Hallelujah” di Leonard Cohen e “La cura” di Franco Battiato, suonate e cantante dall’Ensemble, con l’emozionante accompagnamento delle Mani Bianche, che con grazia e leggerezza hanno saputo dipingere nell’aria parole e musica.

I nostri allievi hanno assistito con grande trasporto, rispetto e partecipazione a questo spettacolo che ha visto coinvolti studenti, che proprio come loro, attraverso l’arte hanno saputo esprimere e trasmettere forti emozioni e la speranza in un mondo scolastico che li veda sempre più protagonisti attivi.

“Tutti stiamo cercando qualcosa, tutti cerchiamo qualcosa” hanno detto i due giovani presentatori sul palco. Ecco, questa mattina gli allievi del nostro Liceo Artistico hanno avuto, ancora una volta, la conferma che proprio l’arte, la loro arte, può aiutarli a trovare ciò che stanno cercando.

a cura della prof.ssa Monica Gatti

sabato 21 maggio 2022

Si torna a teatro!

Gli allievi del liceo artistico dopo tre anni finalmente tornano sul palco di Spazio Kor, in veste di spettatori attivi.

Accompagnati dallo scenografo-architetto Francesco Fassone (già protagonista di un’interessante conferenza per il nostro istituto nel 2020) e dalla scenografa Alice Delorenzi, gli allievi delle classi 2E e 2B hanno seguito un affascinante percorso in tre tappe.

Con la guida di Alice Delorenzi, hanno visitato il Museo della Scenotecnica - La macchina delle illusioni, scoprendo le caratteristiche tecniche delle scenografie e sperimentando le installazioni interattive, per esempio come simulare una nevicata sul palco, far variare le luci su un personaggio o alzare un fondale. 

Hanno assistito nel foyer alla proiezione di un video con le immagini dei più importanti allestimenti teatrali dall’inizio del secolo fino ad oggi. Hanno partecipato infine attivamente sul palco ad una lezione sul teatro. Francesco Fassone ha portato i ragazzi a immergersi dentro il mondo del teatro, facendoli interagire tra loro, con gli oggetti e con lo spazio e conducendoli delicatamente ad utilizzare modalità non usuali con cui guardare gli altri e la realtà circostante
L’attività, alla quale i ragazzi hanno partecipato con profonda presenza e attenzione, ha visto i nostri allievi cimentarsi in situazioni per molti sconosciute, nelle quali il linguaggio non verbale e non razionale del teatro è diventato strumento per creare insieme. L’arte teatrale, in quanto mezzo comunicativo immediato e inclusivo, ha permesso di bypassare le difficoltà espressive di scrittura, linguaggio o motorie creando momenti in cui la creatività e l’originalità sono scaturite dalla diversità e dall’unicità di ognuno.

A cura della prof.ssa Monica Gatti

martedì 9 giugno 2020

SPAZI DI TEATRALITA', DAL PALCOSCENICO ALLA REALTA'

le riflessioni degli studenti

Nei giorni 6, 13 e 20 maggio tre professionisti del mondo teatrale sono saliti in cattedra e hanno intrattenuto, con tre incontri in videoconferenza, allievi, docenti e ospiti esterni all’istituto, riuscendo a ricreare nella nostra scuola, per qualche ora, un prezioso spazio virtuale per la teatralità. 
Gli incontri, seguiti da una platea folta e interessata, sono stati i seguenti:
“ll teatro è ovunque ti trovi” con lo scenografo e architetto Francesco Fassone,
“Lo spazio vivo del teatro” con l’attrice e operatrice teatrale Federica Tripodi e “Arlecchino re dell'inferno. L'uomo è la maschera, la maschera è l'uomo” con Andrea Marello, scenografo e docente.

Qui di seguito alcune interessanti riflessioni degli allievi della classe di teatro (3D, 3F, 3G, 3M) del Liceo Artistico.
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“Ciò che ha colpito particolarmente la mia attenzione è quando si è iniziato a parlare del regista teatrale Peter Brook e di due particolari scenografie, ideate dallo scenografo che stava tenendo la lezione, scelte in modo molto incisivo per la rappresentazione dello spettacolo.
Ciò che mi ha meravigliato è stato il secondo spettacolo, in cui si vedevano dei giovani, in una famiglia allargata, costretti a lavorare, in Russia, alla fabbrica alla quale i vecchi prima di loro avevano dedicato la loro vita. La scenografia scelta è stata realizzata con rami secchi, quasi a formare un nido che non dava però il senso di casa, bensì una sensazione di claustrofobia, senza alcuna via d’uscita. 
Personalmente reputo che queste lezioni siano state molto interessanti, in quanto abbiamo tolto dal loro contesto comune vari aspetti del teatro e li abbiamo analizzati con occhio più tecnico; sono state un arricchimento personale e di cultura generale, che ci hanno donato la possibilità di una visione differente del mondo attorno a noi e della gente che ci circonda, con la possibilità di una diversa chiave d’analisi. “ 


Serse Testa

Scenografia di Francesco Fassone
Zio Vanja di Anton Checov
regia di Emiliano Bronzino
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“Un esempio più concreto di palcoscenico può essere il “palcoscenico della nostra vita”. Capita spesso di comportarci in maniera differente da ciò che siamo, di interpretare un ruolo a seconda del luogo in cui ci troviamo e dalle persone che abbiamo intorno, questo perché esistono regole e convenzioni che inconsciamente rispettiamo sin da bambini. Proprio come fa un attore quando interpreta un personaggio, anche noi con costumi, parole e azioni raccontiamo la nostra storia.”
Alice Corbani
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“Tutto il mondo è un teatro… Il sociologo canadese Erving Goffman descrive la vita sociale e la comunicazione umana con una metafora teatrale. Secondo la metafora ogni essere umano che comunica è attore, attraverso le parole, i gesti, i vestiti ecc. 
In base al contesto che stiamo vivendo possiamo essere attivi e fare una performance (fare spettacolo), oppure possiamo essere passivi ed essere pubblico.
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Sul palcoscenico dobbiamo fare una performance, quindi tenderemo ad osservare delle regole e mostrare un lato diverso di noi. Noi studenti sicuramente ci comportiamo in modo diverso davanti ai professori, con gli amici o i familiari. Sono consapevole del fatto che in classe vivo su un “palcoscenico”, devo rispettare delle regole, anche quelle che non mi piacciono, e a volte so di sentirmi repressa perché esprimere la mia idea è difficile. Con la famiglia sono libera di esprimermi, non mi preoccupo delle conseguenze che i miei pensieri possono provocare perché so che posso contare su un sentimento incondizionato; con gli amici vivo una situazione intermedia perché essere sempre “me stessa” comporta essere giudicata. Il teatro potrebbe essere quindi considerato una “palestra di vita” dove è possibile sperimentare gli aspetti più segreti della realtà, qualsiasi elemento della realtà può essere trasfigurato e quello che è finto può sembrare vero”
Sara Tubino






Scenografia di Francesco Fassone
Tre sorelle di Anton Checov
Regia di Emiliano Bronzino
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“Gli interventi sono stati interessanti e mi hanno colpito le riflessioni sul fatto che il teatro è qualcosa di vivo e che lo spazio, il palcoscenico, può essere ovunque. Non è necessario avere uno spazio adibito alla recitazione, perché si può fare teatro in qualsiasi luogo. L’ importante è chi recita, chi si cala nella parte, chi si mette in discussione... perchè il teatro siamo noi”
Pietro Patarino
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Il fatto di poterti estraniare completamente da ciò che sei, dai tuoi ideali e convinzioni per interpretare una bugia, una persona estranea alla propria “comfort zone” dev’essere un’esperienza da poter fare almeno una volta nella vita, per conoscersi meglio e scoprire qualcosa su se stessi.”
Federica Badella
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“Abbiamo analizzato gli attori e lo spazio, abbiamo parlato di un personaggio molto importante, Arlecchino, abbiamo visto degli spezzoni di alcuni video riguardanti brevi spettacoli. Sicuramente le lezioni fatte a scuola erano un po’ più divertenti perchè ci coinvolgevano maggiormente, ci davano la possibilità di provare a fare delle piccole scene e quindi di provare a recitare”
Stefano Guarna
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“A rendere incredibile una maschera è la possibilità di trovare dietro ad essa una miriade di personalità differenti tra loro. Mi è piaciuto come il professor Marello abbia fatto un esempio legato al momento attuale facendoci notare come il nascondersi dietro una maschera faccia la differenza.”
Samuele Tavella
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“Tutto il mondo è un palcoscenico, donne e uomini sono solo attori che entrano ed escono dalla scena” questo diceva William Shakespeare, e io condivido il suo pensiero. Ognuno vive la sua vita interpretando molti ruoli e indossando altrettante innumerevoli maschere. Sono in pochi a poter vedere ciò che ci si cela sotto.
Impariamo ad indossarla fin da piccoli, quando ci dicono “devi essere femminile, devi truccarti, devi mostrarti felice” oppure “non devi piangere, non devi mostrare i tuoi sentimenti, devi comportarti da uomo”. Così già comprendiamo che non ci sarà permesso di essere chi siamo, o chi vogliamo essere, ma dobbiamo essere ciò che la società si aspetta. Allora ci creiamo un gran numero di maschere per riuscire a piacere un po’ a tutti, e il mondo diventa il nostro palcoscenico, recitiamo, facciamo il nostro spettacolo mostrandoci per quello che il nostro ruolo ci impone, poi torniamo a casa e ci togliamo la maschera chiedendoci se abbiamo interpretato bene la parte. “Avrò fatto bene a rispondere in quel modo?”, “Forse non dovevo comportarmi così e probabilmente ho fatto la figura della stupida.”
Ma non importa quante maschere indossiamo, il mondo continuerà a girare, “lo spettacolo deve continuare”, ad esso non importa se stiamo partecipando con o senza maschera nè se stiamo facendo gli spettatori di quella che dovrebbe essere la nostra vita.
Spero nella mia vita di incontrare più volti che maschere.”
Bacco Martina
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“La lezione di teatro che mi ha colpito di più è stata l’ultima in cui si è parlato di “ maschera” e di Arlecchino. Non si è parlato di un’opera mettendola su un piedistallo ma confrontandola con la triste ma vera realtà. La maschera di Arlecchino è stata spiegata per intero con quei significati che magari non si vedono a prima vista, come per esempio il raffronto con la mascherina chirurgica che oggi noi dobbiamo indossare”
Davide Agostini
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“Il fatto che ognuno di noi possiede una maschera davanti agli altri e che ci nascondiamo dietro a queste maschere appunto, è stata una tematica che mi ha fatto ragionare. Per esempio io a scuola non sono veramente me stessa, ho per lo più una maschera dietro alla quale mi nascondo. Però non mi preoccupo perché penso sia del tutto naturale. Tutti hanno una maschera ed è incredibile come dietro ad essa si possano trovare personalità differenti tra loro. Il professor Marello mi è piaciuto perché ci ha fatto notare come il nascondersi dietro una maschera faccia davvero la differenza e che a volte non ne abbiamo il bisogno.“ 
Giada Marino 
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“Il teatro è una esperienza che ti porta a cambiare la vita in modo positivo, che cambia completamente il modo di vedere tutto quello che è intorno, il modo di pensare e ragionare . TI lascia un segno indelebile sulla pelle che non potrà mai e poi mai abbandonarti. Perché con quelle esperienze riuscirai a migliorare te stesso, a battere la timidezza di cui non sei mai riuscito a liberarti, a trovare il coraggio di fare, dire e provare cose che pensavi di non poter fare, senza bisogno di vergognarsi. Il teatro permette di dimenticare i problemi che ci circondando. Una persona può crescere di molto in poco tempo, con l’aiuto di altre persone simili a lei che saranno al suo fianco nei momenti sia tristi e in quelli felici.
Il teatro insegna ad andare avanti anche se si fa un errore, come quando un attore sbaglia movimento o battuta. E’ proprio in quel momento che un teatrante riesce a tirare fuori il suo coraggio e a improvvisare per non far capire allo spettatore il proprio errore. Magari così quel piccolo errore che poteva mandare lo spettacolo a rotoli riesce a dar ancora più enfasi alla scena, lasciando un segno ancor più forte in chi guarda.
Imparare a recitare è una delle cose più utili che ci sia, perché è una conoscenza che si userà sempre. Secondo il mio pensiero, fare teatro è un percorso di vita che fa maturare”
Nicolò Enrico
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“Il secondo incontro è stato molto interessante. L’attrice ha risposto a molte domande a proposito dell’interpretazione di un personaggio: mentre sei in scena e interpreti un personaggio con una storia tutta sua, dal momento in cui cominci lo spettacolo fino alla fine di esso, tu rimani nel personaggio. Anche quando esci dal palco per andare nelle quinte”
Sonia Resini
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“Teatro vuol dire impegno, costanza e passione. Dietro a due ore di spettacolo ci sono mesi di lavoro, mentale e fisico, da parte degli attori, degli scenografi e di tutte le persone che stanno attorno. Fare teatro equivale ad apprendere qual è la fatica utile per ottenere un risultato gratificante. E questo vale per il teatro, come per altre discipline e lavori. 
Teatro è collaborazione. Quando ci si prepara per una recita, è fondamentale che ci sia coesione con gli altri membri. E non solo. Bisogna trovare anche un rapporto col pubblico. Se non si lavora come si deve, si rischia di compromettere il lavoro di tutti. In teatro si condividono anche i problemi. Se durante una scena, un attore dimentica la battuta, è anche compito tuo, che sei sul palco, saper improvvisare qualcosa. 
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Il teatro insegna a vivere. 
Teatro è anche cambiamento. Fa scoprire alla persona timida la sua temerarietà e il suo coraggio nascosto. Può far diventare la persona con un cuore di pietra, una persona più sensibile. E’ bello pensare che questi cambiamenti, molte volte, escano dal palco.
Il teatro fa star bene chi ci lavora. Questa è la sua vera essenza. E’ un luogo che ti dà degli obbiettivi. È un luogo che ti ripaga. E allora non vi è nemmeno più la fatica.”
Elena Bazzanini
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“Il teatro è un'occasione per potersi sfogare, per poter esprimere le proprie emozioni, per arricchirsi e per imparare a conoscer meglio se stessi e gli altri, in quanto devo sapere dove finisco io e dove inizia il personaggio che dovrò interpretare. Bisogna fidarsi l'uno dell'altro, serve intesa per portare in scena una buona performance. 
L'attore porta in vita il personaggio e la storia, mentre chi guarda si ritrova catapultato nella vicenda e il mondo esterno viene messo in pausa per entrare in un mondo che sarà completamente nuovo ogni volta, anche se la storia dovesse essere la stessa,. Perché uno spettacolo non sarà mai uguale ad un altro, non sarà mai come vedere un film, dove le scene sono quelle e così rimangono.
Da "attrice" posso dire che è davvero bello quando si riesce ad immergersi totalmente nel personaggio. Quando metti da parte te stesso per far posto al personaggio allora ce l'hai fatta. Perché poi questo personaggio vive. Da spettatrice invece io non sono più Giulia, seduta su una sedia in un teatro, ma in quel momento divento anche io parte di un'altra storia. Non sono più ad Asti, ma in un altro posto, ovunque esso sia.
Questo è il teatro per me. E per citare una delle frasi che un giorno un attore mi disse: "Un uomo comune vivrà una sola vita, ma io qui, da attore, alla fine dei miei giorni ne avrò vissute cento".
Giulia Gaiotto
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