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mercoledì 27 aprile 2022

Iselda, la Masca: un racconto di racconti


"Iselda era nata Masca, con gli occhi a petali di pervinca, il fiore della malinconia e del ricordo e i capelli a cascata di foglie rosso dello scòtano, l'albero che a primavera inoltrata si gonfia la chioma con un milione di piumini lanosi perché gli piace così. Aveva una veste di fresche frasche appuntite, lunghe fino ai piedi e uno strascico di stelline verdi, luccicanti come cristalli."

Così inizia la fiaba di Iselda, una vicenda avventurosa che tra incantesimi, magia e potenti sentimenti racconta dell'amore e dell'amicizia che ci accompagnano nel corso della nostra vita mescolando, come recita l'adagio, "l'utile al dolce". Peculiarità della fiaba è quella di essere una matrioska di racconti in grado di suscitare riflessioni e di evocare, anche grazie alle numerose parole preziose e rare incastonate nel testo, storie parallele nei giovani lettori, o ascoltatori.

Iselda - protagonista del libro di Tecla Zelio, scrittrice astigiana che per i suoi racconti si ispira ai temi della tradizioneIselda la masca (Team Service Editore, 2022) - è, infatti, una masca buona, gentile, simpatica, che può essere vista soltanto dai bambini, innocenti e buoni. Potremmo dire che questa masca è l'esatto contrario di quello che ci si aspetterebbe da una creatura che nella tradizione popolare - il termine "masca" deriva dall'antico longobardo - è contraddistinta da un carattere irritabile, da modi bruschi ed è evocata dalle madri per intimorire i bambini troppo irrequieti.

E la bontà di Iselda ha contagiato anche il nostro Liceo. Proprio l'amicizia e la collaborazione sono alla base del progetto che ha visto l'autrice del libro gli allievi e i docenti del corso di figurativo del Liceo Artistico "Benedetto Alfieri" mettersi in gioco per realizzare le circa cinquanta tavole che accompagnano le parole. Potremmo dire che durante quest'anno e mezzo la giovane masca ha saltellato anche tra noi, studenti e docenti del Liceo, riempiendo le giornate dei ragazzi anche in questo periodo difficile e anomalo. 

Gli studenti che hanno partecipato al progetto

Nelle illustrazioni degli studenti - coordinati dalla prof.ssa Silvia Caronna, anche lei masca gentile del disegno, e dai docenti Gabriele Sanzo e Valentina Salasco - i protagonisti sono rappresentati con originalità e umanità e rispecchiano l'individualità di ognuna delle ragazze e dei ragazzi che hanno dialogato con maturità con il testo. Emozioni, ideali, sensazioni, sentimenti sono illustrati con raffinatezza e coerenza alla ricerca dei significati nascosti delle parole.

Durante la presentazione - avvenuta con l'autrice, i docenti e gli studenti dell'indirizzo di figurativo e la nostra dirigente scolastica Maria Stella Perrone il 26 aprile - è stato evidenziato come l'idea di illustrare il libro sia nata durante il periodo passato lontano dai banchi di scuola, dai laboratori, dalle tempere, dalle tele e dalle tavolozze di colori. L'avventura di Iselda è un'ottima dimostrazione di come la didattica a distanza, quando gestita con tutte le attenzioni di cui ha bisogno, possa essere un'occasione di crescita e di rafforzamento dei legami già esistenti nella comunità scolastica.

Tecla Zelio, Valentina Salasco, Gabriele Sanzo, Silvia Caronna, Stella Perrone
Invitiamo tutti gli amanti delle belle storie e dell'arte ad acquistare il testo e a farsi conquistare dalla bellezza della creatività.

Un ringraziamento particolare va all'illustratrice, ex-allieva del nostro Liceo, Letizia Veiluva che ha realizzato la copertina del volume e seguito nel percorso creativo le studentesse.

A cura dei proff. Federico Baglivo ed Elisabetta De Leonardis

sabato 10 luglio 2021

Ripartire con il colore della cooperazione

Silvia Caronna
In questi giorni la nostra scuola si è letteralmente colorata di nuove attività, progetti e iniziative che si inseriscono all'interno del cosiddetto "Piano Estate"

Tra le molte iniziative messe in campo dai docenti dell'IIS "Vittorio Alfieri", Diamo colore ai nostri muriRiordiniamo la nostra scuola e Restauriamo le statue di gesso curate dalle docenti Elisabetta De Leonardis, Silvia Caronna, Iolanda Rega e dai colleghi Andrea Marello, Gabriele Sanzo, Massimiliano Marzo, Massimo Testa rispecchiano in maniera perfetta quello spirito di cooperazione creativa che è alla base della vita del Liceo Artistico. Gli scatti che potete sbirciare sulla nostra pagina Instagram lo dimostrano chiaramente: nessuno si è tirato indietro! Studenti e docenti stanno unendo le forze per rendere ancora più luminosi, accoglienti e allegri gli spazi del Liceo.

Elisabetta De Leonardis
C'è chi stucca con grande perizia, chi dipinge con passione, chi riordina libri, sculture e spazi che l'emergenza ha snaturato e che soltanto ora iniziano a riacquisire il proprio aspetto naturale, c'è chi ridona arti a corpi in gesso mutilati e chi immagina e crea nuove forme e nuove dimensioni per i nostri spazi. Il tutto all'insegna dell'entusiasmo e dell'allegria che caratterizza quei momenti di vita in comune quando le energie di tutti sono incanalate e si coopera insieme per raggiungere un obiettivo condiviso.


Iolanda Rega ed Elisabetta De Leonardis
In questo clima, indubbiamente anomalo, frutto di un tempo e di un contesto che è ancora anomalo e che resterà tale per un po', una prima parte delle attività, iniziate alla fine di giugno, volge al termine in attesa della ripresa di settembre. Altre iniziative presso le tre sedi del nostro Istituto sono ancora in corso.

Agli organizzatori e ai partecipanti, stanchi e al contempo felici, va il riconoscimento dei colleghi e dei compagni che potranno vedere, al rientro in aula, una scuola più colorata, più viva e pronta a ripartire con lo stesso entusiasmo dimostrato da loro in queste settimane!

Un augurio di buona estate, e per un meritatissimo riposo, a tutti!

la squadra al completo



prof. Federico Baglivo

venerdì 30 aprile 2021

Premio scuola digitale: primo premio per il Liceo Artistico

Il Liceo Artistico "Benedetto Alfieri", con il progetto “Illustra il protocollo: il digitale al servizio della tutela della salute”, si è aggiudicato il primo premio alla finale provinciale del Premio Scuola Digitale, edizione A.S: 2020-2021, ospitata dall'IIS "Castigliano" di Asti.

Il progetto, nato all'inizio dell'anno scolastico, scaturiva dall'esigenza di dare un'immagine al nostro protocollo di sicurezza, renderlo familiare e pubblicizzarlo presso tutti gli allievi dell'istituto. E allora nato un concorso interno rivolto a tutti i ragazzi e a tutte le classi della scuola. Il corso figurativo, quello grafico e, in particolare, il corso multimediale si sono così impegnati per rappresentare il protocollo di sicurezza. 



Le classi del corso multimediale, guidate dai docenti Giuseppe Varlotta, Nicola Garbarino e Daniele Talenti, hanno realizzato una serie di cortometraggi in grado di trasmettere in maniera efficace le regole fondamentali del distanziamento, dell'igienizzazione e l'utilizzo della mascherina nei locali scolastici. Utilizzando gli schermi installati nelle aree di transito del nostro istituto, i video sono stati trasmessi e osservati da tutto il personale scolastico e dagli allievi, ottenendo lo scopo che si erano prefissato. 


La sinergia tra gli indirizzi, la capacità di applicare ad un contesto concreto le tecniche apprese nelle ore di lezione, l'utilizzo della tecnologia per affrontare l'emergenza sono state le carte vincenti di questo progetto, presentato, durante la mattinata del 27 di aprile. Il nostro allievo di 4M Alì El Kaouam, che ha illustrato alla giuria il progetto, è riuscito a trasmettere i punti di forza dell'iniziativa portando la scuola sul gradino più alto del podio e ottenendo la cifra di 1000 euro per il potenziamento delle attività avviate dal Liceo Artistico.


a cura del prof. Federico Baglivo





mercoledì 10 marzo 2021

Filosofare prendendo un caffè


Anche quest'anno il Liceo Artistico “Benedetto Alfieri” ha partecipato, con le classi 3A e 3D, al caffè filosofico del progetto Diderot, un evento reso possibile dalla collaborazione tra Fondazione CRT e Università di Torino.


Che cos'è un caffè filosofico? È un luogo d'incontro (quest'anno virtuale) in cui gli studenti possono assaporare la dimensione esistenziale e concreta della filosofia, un luogo in cui le domande che si pone un ragazzo adolescente possono condurre ai grandi temi della filosofia. A coordinare e a guidare i ragazzi nel loro percorso c'era il filosofo Guido Brivio, sempre pronto a trasformare in tema di discussione l'esperienza quotidiana dei ragazzi.

Socrate [fonte Wikimedia Commons]
Il 19 febbraio la 3A ha affrontato il tema del rapporto tra eros e philia e i ragazzi hanno discusso alcuni dei grandi temi legati al mondo dell'affettività: amore, amicizia, rapporto uomo/donna, sessualità, amicizia. Il 22 febbraio la 3D ha invece discusso del rapporto tra umanità e animalità. I ragazzi hanno iniziato il loro percorso parlando del loro rapporto con gli animali, per poi trattare questioni più complesse come il confine, più o meno arbitrario, che separa noi esseri umani dagli altri animali, lo sfruttamento degli animali e la possibile scelta vegetariana. 

I ragazzi delle due classi si sono mostrati molto interessati e partecipi ai due incontri, proprio perché il professor Brivio ha saputo mostrarci la grande vocazione della filosofia al confronto e al dialogo: filosofare vuol dire continuare insieme, in classe o a casa, quel dialogo che Socrate ha iniziato duemila e quattrocento anni fa, un dialogo che muove dalle piccole cose di tutti i giorni e che può cambiare, in meglio, la nostra vita.



A cura del prof. Ermanno Morando

sabato 6 marzo 2021

Nessun uomo è un'isola, completo in se stesso


Un passo del poeta John Donne risuona così: "nessun uomo è un’isola, completo in se stesso e noi", attraverso la metafora dell’isola, comprendiamo davvero come nessun uomo viva interamente per se stesso, ma sia parte del tutto. 

Quanto vale, dunque, per ognuno di noi la vita di un'altra persona? È la domanda provocatoria che Andrea, giovanissimo donatore dell'ADMO – Associazione Donatori Midollo Osseo – ha  rivolto agli studenti delle classi quinte dell'IIS "V. Alfieri" di Asti, riuniti on line nelle giornate di mercoledì 3 marzo e giovedì 4 marzo 2021 per ascoltare vere storie di vita e non solo informazioni scientifiche attendibili sul trapianto di midollo osseo, pratica medica fondamentale e spesso insostituibile nella cura delle patologie tumorali del sangue.

Con gli allievi, anche se a distanza, c’è la sig.ra Maria Luisa Longo, storica portavoce della sezione astigiana dell'ADMO, che, con la sua solita serenità e chiarezza, illustra in cosa consista dal punto di vista medico trapiantare le cellule staminali di un soggetto donatore in un ricevente, e spiega anche che grazie a quelle potenti e capaci di trasformarsi il malato potrà contare finalmente su cellule sane che, poco alla volta, sostituiranno quelle malate.

Ma ci sono soprattutto loro, i protagonisti, che per età si confondono con gli studenti stessi, che, davanti a monitor ascoltano con attenzione e condividono parole di vita vissuta.
E così Laura, ex studentessa liceale, racconta con lucidità e consapevolezza una storia di ragazza che ha vissuto il cambiamento: da una vita assolutamente normale, si trova, un giorno, catapultata in un mondo di corridoi d'ospedale, di prelievi di sangue e di visite specialistiche che daranno un verdetto tremendo, forse troppo crudele e non accettabile per una ragazza di 14 anni. Ma questo fino al giorno in cui le dicono di un donatore compatibile, un ragazzo tedesco che Laura non conoscerà mai, perché il donatore ha sia il diritto che il dovere di mantenere l’anonimato. Dal racconto di Laura emerge con forza l'angoscia della malattia in progressione, e anche l'imbarazzo di sentirsi, in quel momento, diversa dai suoi coetanei, ma soprattutto emerge la paura di un possibile ripensamento del donatore.

Quanto la coerenza e la forza del donatore siano fondamentali lo hanno ben testimoniato Francesca e Andrea, due giovani astigiani che hanno raccontato di come si siano avvicinati all'ADMO, e di come forte sia stata l'emozione di essere individuati come donatori, di come la paura, certo, sia presente in quei momenti così delicati, ma di come la consapevolezza di diventare colui che può fare la differenza tra la vita e la morte certa di chi non ha alternative abbia il sopravvento sui timori e le preoccupazioni: e così, Francesca e Andrea non si sentono più isole. Agli allievi, dunque, arriva potente un messaggio: la donazione è ormai nella maggior parte dei casi un semplice prelievo, certamente non privo di ostacoli, ma potrà mai essere più lungo delle giornate, dei mesi e degli anni di chi è in lista d'attesa per quella che tutti i trapiantati testimoniano essere una seconda nascita? 


Testimonianze forti quelle di Andrea e di Francesca, forti come la forza di volontà di Laura, che ora studia e vuole diventare medico e che non dimenticherà mai quel ragazzo tedesco che, dedicandole poche ore della sua vita, le ha regalato un futuro nuovo. E allora, vale nuovamente la pena di porsi una domanda: quanto vale, dunque, per ognuno di noi la vita di un'altra persona?


A cura della prof.ssa Antonietta Galanzino

Responsabile del progetto prof.ssa Elizabeta Veselinovska

sabato 27 febbraio 2021

A lezione di progettazione, pianificazione e conservazione

L’IIS "V. Alfieri" scende in campo con ben 120 studenti di tutte e tre le sezioni – artistico, classico e professionale – per incontrare gli architetti astigiani e imparare con loro la pianificazione degli spazi, l’interazione con i paesaggi, la conservazione degli edifici. Un ricco percorso di PCTO e non solo per gli allievi, reso possibile dall’Ordine degli Architetti di Asti che si è messo a disposizione della scuola per formare gli alunni e condividere le loro esperienze, conoscenze e capacità. Il percorso è stato presentato il 24 febbraio 2021 dal presidente dell’Ordine, arch. Fabio Musso, dal consigliere Luca Ottaviani, dalla DS dell’Alfieri Maria Stella Perrone e dalla docente di Architettura e Design del Liceo Artistico Gianna Gandini. 




Gli incontri tra gli architetti e gli allievi sono concepiti all’insegna dell’interattività, e rappresenteranno anche una valida occasione di scoperta e di consapevolezza per un’eventuale scelta futura universitaria. 

Inoltre, il percorso sarà anche un modo per conoscere più a fondo e da vicino il nostro territorio, quello in cui i ragazzi vivono quotidianamente, magari proponendo idee di miglioramenti anche legati al concetto dello sviluppo sostenibile, che gli alunni scoprono sì sui banchi di scuola, ma potranno sviluppare con senso critico e costruttivo interagendo con veri professionisti. 


A cura della prof.ssa Gianna Gandini

Referenti di progetto proff. Gianna Gandini e Andrea Bertelli

lunedì 15 febbraio 2021

Caffè filosofico, di Simone Vaccaro


Illustrazione di @johnny_paradise_swagger
Illustrazione di @johnny_paradise_swagger

Si è concluso il caffè filosofico di Simone Vaccaro, tenutosi quest'anno in modalità telematica, con i ragazzi del Liceo Artistico "Benedetto Alfieri" di Asti. Gli incontri, a carattere seminariale, si sono svolti durante l’ultima settimana di gennaio e le prime due di febbraio. La collaborazione con Simone - ex-allievo del Liceo Classico "Vittorio Alfieri" - dura ormai da tre anni, un periodo che ha visto crescere il rapporto con i ragazzi e con i docenti, e si è dimostrata ancora una volta stimolante e portatrice di nuova brezza intellettuale per tutti i partecipanti. Quest'anno si aggiunge una novità ulteriore a cui guardare con interesse. Il giovane filosofo è, infatti, tra i redattori di Arena Philosophika, "un luogo di confronto sotto l'egida della ragione", come possiamo leggere sul sito: una bellezza per gli occhi e una scarica di vibrazioni rigeneranti per la mente che invitiamo, senza indugi, a visitare.

Circa sessanta ragazze e ragazzi dell'Artistico, delle classi terze e quarte, hanno partecipato attivamente agli incontri, vivaci e non convenzionali, capaci di restituire l'autentico senso del fare filosofia insieme, dialogando e costruendo concetti, punti di vista, definizioni. Si è parlato di uno di quei temi che, con Dante, fanno "tremar le vene e i polsi", ossia la questione dell'unità e della molteplicità, dell'uguale e della differenza. Attraverso le sei ore di incontro i ragazzi e i docenti sono stati trasportati nella sostanza della filosofia accompagnati da grandi contemporanei, come Gilles Deleuze, Michel Houellebecq, Italo Calvino, Peter Sloterdijk, ma anche da classici, come Plotino, Hegel, Heidegger, Parmenide, Agostino e Spinoza, tanto Spinoza, di cui c'è sempre più bisogno: e di questo ringraziamo! E gli argomenti affrontati sono stati la storia e la filosofia - come sarebbero potute mancare? - la pandemia che è stata il fil rouge degli incontri, il convitato di pietra che abbiamo cercato di interrogare, ma anche l'arte, il cinema, l'imprevedibilità degli eventi, il tempo, la creazione. 


Le ragazze e i ragazzi che hanno partecipato, e anche chi non è riuscito ad esserci, può seguire Arena Philosophika sul sito ed entrare in contatto con il fermento di idee che la contraddistingue. La speranza è quella di poter proseguire questa bella collaborazione in futuro, magari dal vivo, nelle aule del Liceo Artistico e guardandoci negli occhi. A questo punto noi ringraziamo il nostro ospite, Simone Vaccaro, e apriamo le porte del nostro Blog alle sue riflessioni sugli incontri.


"Aveva proprio ragione Deleuze (in Differenza e ripetizione): è la ripetizione che svela la differenza, perché (s)fondata sulla Differenza. Il gusto del solito caffè, amaro o zuccherato, normale o corretto, lungo o ristretto, cappuccino o marocco prende sfumature di volta in volta altre, di volta in volta nuove. La differenza, punto di partenza o tappa obbligata, si svela nel dispiegarsi stesso del punto di partenza: si parte, si arriva e ci si ferma, ma il telaio di questi scossoni si mantiene, unitariamente si svolge e si esprime nei colori della differenza, nei sapori tutti contenuti in una tazzina di caffè.La pausa caffè è il prendere tempo per eccellenza: lo si prende perché lo si sottrae dal circolo della ripetizione dell’identico a sé, dall’abitudinarietà del quotidiano. È la sottrazione il cui risultato supera ciò da cui si è sottratto. Prendere tempo vul dire fare della sottrazione cioè del meno, un’addizione ovvero un più: sottratto il tempo, ci resta un più-di-tempo, un tempo in più da condividere, riflettere, ragionare e dialogare. Prendere tempo è la Differenza che si instaura nel tempo preso, la Differenza in sé che si ripete nella ripetizione per sé, che si ripete differenziandosi nella ripetizione.

Per questo il medesimo caffè si è filosoficamente spostato, ha incrociato spunti, riflessioni, suggestioni e suggerimenti differenti: dal problema dell’interruzione del binario instradato della nostra quotidianità infranta dall’emergenza della pandemia – che nel suo venire alla luce ha gettato luce sull’impensabilità di un reale che ha la caratteristica di prenderci sempre in contropiede, costringendoci a pensare -, alla narrazione della crisi dalla stessa conseguita; dalla narrazione come atto di giustificazione di un apparente ingiustificabile, alla narratività come cifra metafisica di una Unità che altrimenti sarebbe dilaniata se non si narrasse nella Molteplicità dei racconti che non fanno che raccontare di Lei, per giungere, infine, alla contrapposizione della differenza tra un tanto massimale anelito utopico quanto l’altrettanto, sebbene rovesciato, istinto distopico postcatastrofico.

E dalla narrazione si è passati alla lettera, mattone della narrazione, alla sua filologia, all’approccio filologico del filo-logico la cui logica trascende la mera sommatoria di parti in quanto si sofferma sulla spinoziana espressione, sullo «spanciarsi» (Calvino) geometrico della Sostanza in tutti i suoi modi. Ci si è soffermati sulla domanda della traduzione che la lettera avanza in ogni sua manifestazione: è possibile una traduzione letterale? e si è vista la risposta geometrica, dello svolgimento rafforzativo nella proposizione dedotta, fenomeno autentico del deducibile, interno al deducibile, immanente ad ogni dedotto che dice, che traduce sempre qualcosa del deducibile sostanziale. Per questo si è affrontata la vertigine della lettera che è la vertigine della Sostanza, di Dio dell’Uno propria del filosofare di Baruch Spinoza.

Alla fine non si è giunti alla fine. La pausa caffè ha un inizio e una fine e quest’ultima sì, è giunta alla fine. Ma la domanda lascia ancora il riverbero del gusto del caffè, aprendo il campo ad altre domande, ad altri caffè…"


Articolo originale comparso qui il 14 febbraio 2021.


a cura dei proff. Federico Baglivo, Gianfranco Cavarero ed Ermanno Morando

un sentito ringraziamento a Simone Vaccaro


giovedì 4 febbraio 2021

Una scuola aperta, accogliente e che cresce

Il rientro in presenza al 50% dopo la pausa natalizia ha visto tornare a scuola alunni che da mesi non varcavano la soglia dell’edificio scolastico. Per alcuni di loro, tuttavia, questo rientro non è stato una novità: si tratta dei ragazzi e delle ragazze che hanno aderito all’iniziativa Insieme per crescere, predisposta dal Collegio Docenti su stimolo della Nota Ministeriale del DPCM del 3 novembre 2020 e che si è concretizzata nella partecipazione alle lezioni in presenza di due alunni volontari al giorno insieme ai compagni con bisogni educativi speciali, ai docenti curricolari e ai docenti di sostegno. L’esperienza è stata l’occasione di una riflessione allargata sul valore e il significato della tanto bistrattata scuola, una realtà apparentemente scontata di cui, però, si avverte l’imprescindibilità proprio quando viene a mancare. 

Secondo Iris, i mesi dello scorso anno scolastico passati a seguire le lezioni dietro a uno schermo tolgono ogni dubbio sul valore della didattica in presenza: "Io mi trovo meglio a scuola; sono in grado di seguire le lezioni anche da casa, ma non nego che ci siano più motivi per distrarsi. Siamo umani, di occasioni per distrarci ce ne saranno sempre, ma siamo in grado di riprenderci e di seguire i nostri obiettivi".

Anche per Paolo l’opportunità di continuare a frequentare la scuola ha scongiurato l’incubo della DAD vissuto durante la scorsa primavera: "Nei primi mesi della pandemia stare seduto per ore davanti al computer mi rendeva nervoso e stressato. Ora sono molto più tranquillo: vedere in faccia i professori ci aiuta in tanti aspetti. Inoltre non è più necessario passare il tempo a controllare che funzionino la connessione o le piattaforme. Frequentare in piccolo gruppo, inoltre, mi fa sentire in una situazione di normalità, come quando non c’era ancora la DAD.

La normalità sembra il filo conduttore di tante riflessioni: anche per Ugne tornare in classe è stato riappropriarsi della propria dimensione quotidiana e, al contempo, fare i conti con un momento storico in rapporto alla propria vita. “I giorni in presenza da volontari sono stati utili non tanto per le lezioni in sé, quanto per noi stessi: uscire di casa, respirare dell’aria fresca e vivere quella normalità che una volta ricordavamo. È stato piacevole confrontarsi con professori, compagni e chiacchierare con loro per cercare di conoscerci un po’ di più e farci anche qualche risata insieme. Uscire dalla mia vita ormai sedentaria mi ha fatto stare meglio ma mi ha anche molto rattristato: vivo con la costante paura che la normalità non ritorni mai più come prima e che i miei progetti e sogni non si realizzino a pieno come voglio”.

Non per tutti il percorso è lineare. Secondo Silvia beneficiare di una porzione rende ancor più manifesta la mancanza del tutto: "L'esperienza dei volontari in presenza è stata molto strana. Tornare in classe solo per qualche giorno alla settimana è stato un momento di liberazione dal loop temporale che si era formato nelle nostre case, ma tornare soltanto in tre, e non con tutta la classe, invece, è stato surreale. Non poter vedere i compagni in faccia, non sentire quel brusio che è di solito presente in classe e restare in silenzio in un'aula così vuota è stato triste. Spero che tutto si sistemi e che ritorneremo alla complicità di prima, senza doverci parlare attraverso uno schermo".

Tornare a scuola e relazionarsi con i docenti ha fatto emergere un punto di vista nuovo sul ruolo di questi ultimi. Secondo Ludovica "in questo periodo è facile per noi ragazzi perdere di vista i nostri obiettivi, i nostri sogni. Per questo abbiamo bisogno dei nostri insegnanti: perché ci indichino la strada da percorrere per continuare a perseguirli". 

L’esperienza scolastica è vista sotto un’altra luce anche da Laura che ne sottolinea una diversa, accresciuta, percezione: "Spesso si tende a vivere la scuola con ansia o svogliatezza. «La scuola non è importante!» non nego di aver condiviso, talvolta, questo pensiero". Tuttavia la pandemia, e la DAD, hanno messo in discussione molte cose. Laura continua: "È stato un onore essere nuovamente a contatto con i professori e alcuni compagni. Seguire le lezioni in aula non solo mi ha permesso un apprendimento migliore, ma ha fatto riaffiorare speranza e voglia di costruirsi. Siamo solo noi che possiamo fare la differenza. Che sia una giornata in presenza, o le solite monotone lezioni a distanza, saranno comunque queste ad accompagnarci nel nostro percorso e a definire il nostro futuro. Noi non siamo un voto e non siamo chi ci impongono di essere. Siamo, però, noi gli unici artefici del nostro futuro, sta unicamente a noi scegliere come sarà. Oggi più che mai la scuola è un punto di riferimento per la nostra crescita personale e per la nostra maturità in via di sviluppo; non posso fare altro che ringraziare ogni singolo professore, per tutte le ore che ha impiegato per noi, ogni compagno e la Dirigente per questa occasione di condivisione". 

È ancora presto per i bilanci, per capire realmente quanto le complesse esperienze indotte dalla pandemia incideranno, nel bene e nel male, sul percorso scolastico e di vita dei nostri allievi. Colpisce molto, tuttavia, la loro disponibilità ad affrontare le difficoltà, a instaurare un dialogo con se stessi; constatazioni che stridono con il luogo comune che vede gli adolescenti passivi e indifferenti. La loro generosità nel mettere in crisi le proprie certezze e a porsi nuove domande dimostra chiaramente la grande forza che la Scuola è in grado di sprigionare. A noi la responsabilità di affinare gli strumenti che li accompagnino a trovare autonomamente le loro risposte e a crescere, tenacemente, insieme.


a cura delle docenti e dei docenti, delle studentesse e degli studenti del Liceo Artistico

venerdì 27 novembre 2020

Il Liceo Artistico pedala con Bartali

L'Associazione "Italia Israele" di Asti, unitamente alla Biblioteca Astense "Giorgio Faletti" e al Rotary Club di Asti ha organizzato, con il patrocinio del Comune di Asti, giovedì 12 novembre 2020, al pomeriggio, un incontro a distanza per presentare il bel libro Gino Bartali, Una bici contro il fascismo. Presente tra gli ospiti e principale relatore dell'incontro, l'autore, il giornalista e scrittore, Alberto Toscano.

L’incontro è stato proposto al Nostro Istituto, quale occasione di crescita e di scambio,  dall’avvocato Luigi Florio, ex sindaco della città di Asti e papà di un nostro allievo. 


Le classi 2B e 5D e i docenti Emanuela Carelli e Federico Baglivo hanno così arricchito la loro conoscenza non solo di un grande sportivo che ha fatto sognare un’intera generazione e che, per dirla con Paolo Conte, aveva “un naso triste come una salita e occhi allegri da italiano in gita, ma soprattutto di un grande uomo, che ha detto no alla dittatura e che ha salvato moltissime vite perseguitate dal regime fascista.

 

Bartali ha veramente rappresentato una lezione di umanità e di educazione civica, una lezione di storia passata sì, ma ancora presente e viva per tutti noi.  

 


a cura di Elisabetta De Leonardis



lunedì 22 giugno 2020

UN CORO A DISTANZA PER IL LICEO ARTISTICO DI ASTI

Giorni silenziosi, quelli passati nel timore e nella solitudine della prima fase di lockdown




Quanto sono mancate le voci dei ragazzi, dei compagni di banco, dei colleghi.
Quanto è stato difficile accontentarsi dei collegamenti sincroni, più o meno connessi e sempre alla ricerca di altri e nuovi modi per esprimere ciò che non si poteva.

Quanto è mancata la musica ai nostri alunni, in particolare ai ragazzi della curvatura musicale che son stati costretti a interrompere le lezioni di strumento, il coro, la musica di insieme, così, da un giorno all’altro. Ma una passione forte, come quella di chi ama la musica, non si fa rinchiudere neanche da una pandemia. Un’idea allora prende forma, nata dalla necessità di trovare un modo per fare musica insieme, comunque, perché fare musica insieme è la vera essenza della musica: unire, condividere.

Allora ecco il progetto: WE WILL ROCK THE VIRUS, parafrasando la celebre canzone “We will rock you” dei Queen, diventa un coro-slogan per sconfiggere la paura dell’isolamento, del contagio, del silenzio forzato. WE ARE THE CHAMPIONS è la naturale prosecuzione del breve medley che è stato realizzato grazie al supporto tecnico del collega Andrea Passarino. I ragazzi hanno aderito alla richiesta non senza un po’ di titubanza: forse all’inizio sembrava una cosa astratta e assurda da realizzare. “Come? Io che non canto neanche così bene dovrei incidere la mia parte e inviarla perché tutti sentano come canto?”. Timidezze e ritrosie da superare. E invece la forza di un coro, anche di un coro virtuale, è proprio questa: ogni voce è importante, ogni voce è utile e bellissima perché contribuisce al risultato e lo rende migliore, ne moltiplica la potenza. Così man mano le resistenze hanno ceduto il posto al coinvolgimento e finalmente, anche grazie alla preziosissima collaborazione di un gruppo di docenti, il progetto ha preso vita ed è diventato un video che, credo, rimarrà come uno dei ricordi migliori di questi ultimi difficilissimi mesi.

Così ci siamo sentiti, da lontano ma vicinissimi, ogni voce un volto, un’espressione tipica di ognuno. Così ci siamo immaginati, impegnati in questo piccolo progetto ma grande nel significato. Così ci siamo visti, virtuali ma veri, nel video che unisce musica e persone. Grazie a tutti quelli che si sono uniti, grazie a tutti coloro che ascolteranno. Ora possiamo cantare “WE HAVE ROCKED THE VIRUS”!


Progetto musicale a cura di Paola Rivetti
Arrangiamenti musicali e editing audio: Andrea Passarino
Supervisione video: Giuseppe Varlotta
Montaggio: Nicolò Malandrone

Coro e solisti:
Classe 1B: Laura Chanoux, Valerio Cherchi, Silvia Nonanta, Lucrezia Rissone, Giulia Rondelli, Filippo Tagliatti, Gabriele Zavattero
Classe 2B: Francesca Arecco, Chiara Grasso, Matteo Franco, Matteo Ottone, Davide Perniciaro, Alberto Pincitore, Elisa Trinchero
Classe 3°: Noemi Boccaccio, Sara Massa, Aurora Messina, Serse Testa
Classe 4°: Valentina Bordino, Alessandro Casonato, Beatrice Rissone, Cecilia Sechi
Classe 5° Cecilia Abissi, Matilde Baldin, Camilla Beltracchini, Ilaria Cerrato, Nicoleta Vlad

Docenti: Enrica Cravanzola, Milena Di Vicino, Monica Gatti, Andrea Marello, Andrea Passarino, Paola Rivetti, MassimoTesta.

martedì 9 giugno 2020

SPAZI DI TEATRALITA', DAL PALCOSCENICO ALLA REALTA'

le riflessioni degli studenti

Nei giorni 6, 13 e 20 maggio tre professionisti del mondo teatrale sono saliti in cattedra e hanno intrattenuto, con tre incontri in videoconferenza, allievi, docenti e ospiti esterni all’istituto, riuscendo a ricreare nella nostra scuola, per qualche ora, un prezioso spazio virtuale per la teatralità. 
Gli incontri, seguiti da una platea folta e interessata, sono stati i seguenti:
“ll teatro è ovunque ti trovi” con lo scenografo e architetto Francesco Fassone,
“Lo spazio vivo del teatro” con l’attrice e operatrice teatrale Federica Tripodi e “Arlecchino re dell'inferno. L'uomo è la maschera, la maschera è l'uomo” con Andrea Marello, scenografo e docente.

Qui di seguito alcune interessanti riflessioni degli allievi della classe di teatro (3D, 3F, 3G, 3M) del Liceo Artistico.
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“Ciò che ha colpito particolarmente la mia attenzione è quando si è iniziato a parlare del regista teatrale Peter Brook e di due particolari scenografie, ideate dallo scenografo che stava tenendo la lezione, scelte in modo molto incisivo per la rappresentazione dello spettacolo.
Ciò che mi ha meravigliato è stato il secondo spettacolo, in cui si vedevano dei giovani, in una famiglia allargata, costretti a lavorare, in Russia, alla fabbrica alla quale i vecchi prima di loro avevano dedicato la loro vita. La scenografia scelta è stata realizzata con rami secchi, quasi a formare un nido che non dava però il senso di casa, bensì una sensazione di claustrofobia, senza alcuna via d’uscita. 
Personalmente reputo che queste lezioni siano state molto interessanti, in quanto abbiamo tolto dal loro contesto comune vari aspetti del teatro e li abbiamo analizzati con occhio più tecnico; sono state un arricchimento personale e di cultura generale, che ci hanno donato la possibilità di una visione differente del mondo attorno a noi e della gente che ci circonda, con la possibilità di una diversa chiave d’analisi. “ 


Serse Testa

Scenografia di Francesco Fassone
Zio Vanja di Anton Checov
regia di Emiliano Bronzino
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“Un esempio più concreto di palcoscenico può essere il “palcoscenico della nostra vita”. Capita spesso di comportarci in maniera differente da ciò che siamo, di interpretare un ruolo a seconda del luogo in cui ci troviamo e dalle persone che abbiamo intorno, questo perché esistono regole e convenzioni che inconsciamente rispettiamo sin da bambini. Proprio come fa un attore quando interpreta un personaggio, anche noi con costumi, parole e azioni raccontiamo la nostra storia.”
Alice Corbani
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“Tutto il mondo è un teatro… Il sociologo canadese Erving Goffman descrive la vita sociale e la comunicazione umana con una metafora teatrale. Secondo la metafora ogni essere umano che comunica è attore, attraverso le parole, i gesti, i vestiti ecc. 
In base al contesto che stiamo vivendo possiamo essere attivi e fare una performance (fare spettacolo), oppure possiamo essere passivi ed essere pubblico.
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Sul palcoscenico dobbiamo fare una performance, quindi tenderemo ad osservare delle regole e mostrare un lato diverso di noi. Noi studenti sicuramente ci comportiamo in modo diverso davanti ai professori, con gli amici o i familiari. Sono consapevole del fatto che in classe vivo su un “palcoscenico”, devo rispettare delle regole, anche quelle che non mi piacciono, e a volte so di sentirmi repressa perché esprimere la mia idea è difficile. Con la famiglia sono libera di esprimermi, non mi preoccupo delle conseguenze che i miei pensieri possono provocare perché so che posso contare su un sentimento incondizionato; con gli amici vivo una situazione intermedia perché essere sempre “me stessa” comporta essere giudicata. Il teatro potrebbe essere quindi considerato una “palestra di vita” dove è possibile sperimentare gli aspetti più segreti della realtà, qualsiasi elemento della realtà può essere trasfigurato e quello che è finto può sembrare vero”
Sara Tubino






Scenografia di Francesco Fassone
Tre sorelle di Anton Checov
Regia di Emiliano Bronzino
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“Gli interventi sono stati interessanti e mi hanno colpito le riflessioni sul fatto che il teatro è qualcosa di vivo e che lo spazio, il palcoscenico, può essere ovunque. Non è necessario avere uno spazio adibito alla recitazione, perché si può fare teatro in qualsiasi luogo. L’ importante è chi recita, chi si cala nella parte, chi si mette in discussione... perchè il teatro siamo noi”
Pietro Patarino
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Il fatto di poterti estraniare completamente da ciò che sei, dai tuoi ideali e convinzioni per interpretare una bugia, una persona estranea alla propria “comfort zone” dev’essere un’esperienza da poter fare almeno una volta nella vita, per conoscersi meglio e scoprire qualcosa su se stessi.”
Federica Badella
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“Abbiamo analizzato gli attori e lo spazio, abbiamo parlato di un personaggio molto importante, Arlecchino, abbiamo visto degli spezzoni di alcuni video riguardanti brevi spettacoli. Sicuramente le lezioni fatte a scuola erano un po’ più divertenti perchè ci coinvolgevano maggiormente, ci davano la possibilità di provare a fare delle piccole scene e quindi di provare a recitare”
Stefano Guarna
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“A rendere incredibile una maschera è la possibilità di trovare dietro ad essa una miriade di personalità differenti tra loro. Mi è piaciuto come il professor Marello abbia fatto un esempio legato al momento attuale facendoci notare come il nascondersi dietro una maschera faccia la differenza.”
Samuele Tavella
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“Tutto il mondo è un palcoscenico, donne e uomini sono solo attori che entrano ed escono dalla scena” questo diceva William Shakespeare, e io condivido il suo pensiero. Ognuno vive la sua vita interpretando molti ruoli e indossando altrettante innumerevoli maschere. Sono in pochi a poter vedere ciò che ci si cela sotto.
Impariamo ad indossarla fin da piccoli, quando ci dicono “devi essere femminile, devi truccarti, devi mostrarti felice” oppure “non devi piangere, non devi mostrare i tuoi sentimenti, devi comportarti da uomo”. Così già comprendiamo che non ci sarà permesso di essere chi siamo, o chi vogliamo essere, ma dobbiamo essere ciò che la società si aspetta. Allora ci creiamo un gran numero di maschere per riuscire a piacere un po’ a tutti, e il mondo diventa il nostro palcoscenico, recitiamo, facciamo il nostro spettacolo mostrandoci per quello che il nostro ruolo ci impone, poi torniamo a casa e ci togliamo la maschera chiedendoci se abbiamo interpretato bene la parte. “Avrò fatto bene a rispondere in quel modo?”, “Forse non dovevo comportarmi così e probabilmente ho fatto la figura della stupida.”
Ma non importa quante maschere indossiamo, il mondo continuerà a girare, “lo spettacolo deve continuare”, ad esso non importa se stiamo partecipando con o senza maschera nè se stiamo facendo gli spettatori di quella che dovrebbe essere la nostra vita.
Spero nella mia vita di incontrare più volti che maschere.”
Bacco Martina
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“La lezione di teatro che mi ha colpito di più è stata l’ultima in cui si è parlato di “ maschera” e di Arlecchino. Non si è parlato di un’opera mettendola su un piedistallo ma confrontandola con la triste ma vera realtà. La maschera di Arlecchino è stata spiegata per intero con quei significati che magari non si vedono a prima vista, come per esempio il raffronto con la mascherina chirurgica che oggi noi dobbiamo indossare”
Davide Agostini
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“Il fatto che ognuno di noi possiede una maschera davanti agli altri e che ci nascondiamo dietro a queste maschere appunto, è stata una tematica che mi ha fatto ragionare. Per esempio io a scuola non sono veramente me stessa, ho per lo più una maschera dietro alla quale mi nascondo. Però non mi preoccupo perché penso sia del tutto naturale. Tutti hanno una maschera ed è incredibile come dietro ad essa si possano trovare personalità differenti tra loro. Il professor Marello mi è piaciuto perché ci ha fatto notare come il nascondersi dietro una maschera faccia davvero la differenza e che a volte non ne abbiamo il bisogno.“ 
Giada Marino 
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“Il teatro è una esperienza che ti porta a cambiare la vita in modo positivo, che cambia completamente il modo di vedere tutto quello che è intorno, il modo di pensare e ragionare . TI lascia un segno indelebile sulla pelle che non potrà mai e poi mai abbandonarti. Perché con quelle esperienze riuscirai a migliorare te stesso, a battere la timidezza di cui non sei mai riuscito a liberarti, a trovare il coraggio di fare, dire e provare cose che pensavi di non poter fare, senza bisogno di vergognarsi. Il teatro permette di dimenticare i problemi che ci circondando. Una persona può crescere di molto in poco tempo, con l’aiuto di altre persone simili a lei che saranno al suo fianco nei momenti sia tristi e in quelli felici.
Il teatro insegna ad andare avanti anche se si fa un errore, come quando un attore sbaglia movimento o battuta. E’ proprio in quel momento che un teatrante riesce a tirare fuori il suo coraggio e a improvvisare per non far capire allo spettatore il proprio errore. Magari così quel piccolo errore che poteva mandare lo spettacolo a rotoli riesce a dar ancora più enfasi alla scena, lasciando un segno ancor più forte in chi guarda.
Imparare a recitare è una delle cose più utili che ci sia, perché è una conoscenza che si userà sempre. Secondo il mio pensiero, fare teatro è un percorso di vita che fa maturare”
Nicolò Enrico
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“Il secondo incontro è stato molto interessante. L’attrice ha risposto a molte domande a proposito dell’interpretazione di un personaggio: mentre sei in scena e interpreti un personaggio con una storia tutta sua, dal momento in cui cominci lo spettacolo fino alla fine di esso, tu rimani nel personaggio. Anche quando esci dal palco per andare nelle quinte”
Sonia Resini
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“Teatro vuol dire impegno, costanza e passione. Dietro a due ore di spettacolo ci sono mesi di lavoro, mentale e fisico, da parte degli attori, degli scenografi e di tutte le persone che stanno attorno. Fare teatro equivale ad apprendere qual è la fatica utile per ottenere un risultato gratificante. E questo vale per il teatro, come per altre discipline e lavori. 
Teatro è collaborazione. Quando ci si prepara per una recita, è fondamentale che ci sia coesione con gli altri membri. E non solo. Bisogna trovare anche un rapporto col pubblico. Se non si lavora come si deve, si rischia di compromettere il lavoro di tutti. In teatro si condividono anche i problemi. Se durante una scena, un attore dimentica la battuta, è anche compito tuo, che sei sul palco, saper improvvisare qualcosa. 
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Il teatro insegna a vivere. 
Teatro è anche cambiamento. Fa scoprire alla persona timida la sua temerarietà e il suo coraggio nascosto. Può far diventare la persona con un cuore di pietra, una persona più sensibile. E’ bello pensare che questi cambiamenti, molte volte, escano dal palco.
Il teatro fa star bene chi ci lavora. Questa è la sua vera essenza. E’ un luogo che ti dà degli obbiettivi. È un luogo che ti ripaga. E allora non vi è nemmeno più la fatica.”
Elena Bazzanini
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“Il teatro è un'occasione per potersi sfogare, per poter esprimere le proprie emozioni, per arricchirsi e per imparare a conoscer meglio se stessi e gli altri, in quanto devo sapere dove finisco io e dove inizia il personaggio che dovrò interpretare. Bisogna fidarsi l'uno dell'altro, serve intesa per portare in scena una buona performance. 
L'attore porta in vita il personaggio e la storia, mentre chi guarda si ritrova catapultato nella vicenda e il mondo esterno viene messo in pausa per entrare in un mondo che sarà completamente nuovo ogni volta, anche se la storia dovesse essere la stessa,. Perché uno spettacolo non sarà mai uguale ad un altro, non sarà mai come vedere un film, dove le scene sono quelle e così rimangono.
Da "attrice" posso dire che è davvero bello quando si riesce ad immergersi totalmente nel personaggio. Quando metti da parte te stesso per far posto al personaggio allora ce l'hai fatta. Perché poi questo personaggio vive. Da spettatrice invece io non sono più Giulia, seduta su una sedia in un teatro, ma in quel momento divento anche io parte di un'altra storia. Non sono più ad Asti, ma in un altro posto, ovunque esso sia.
Questo è il teatro per me. E per citare una delle frasi che un giorno un attore mi disse: "Un uomo comune vivrà una sola vita, ma io qui, da attore, alla fine dei miei giorni ne avrò vissute cento".
Giulia Gaiotto
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martedì 2 giugno 2020

DESIGN, ARTE E LETTERATURA UNITE CONTRO IL COVID-19






Le allieve della classe V dell'indirizzo Design si sono cimentate in una fusione di arte e letteratura, partendo dallo studio delle Avanguardie artistiche ed arrivando ad esprimere, attraverso tecniche di sperimentazione artistica e letteraria, l’idea del coronavirus che, a sua volta, ha trovato l’espressione negli elaborati grafici.












articolo del 2 giugno 2020
dalla NUOVA PROVINCIA di Asti 

I LAVORI REALIZZATI